Chantal Akerman

From the Other Side

MAXXI | Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma

Chantal Akerman. From the Other Side è la più ampia retrospettiva italiana dedicata alla grande regista e artista belga dopo la sua scomparsa.

 

Inesauribile fonte di ispirazione per registi come Gus Van Sant, Todd Haynes e Sofia Coppola, Chantal Akerman (Bruxelles, 1950 - Parigi, 2015) è stata consacrata dalla critica come una delle più importanti registe della scena mondiale già negli anni Settanta – il New York Times definiva il suo capolavoro Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975): “the first masterpiece of the feminine in the history of the cinema”.

La sua straordinaria produzione ha valicato le frontiere canoniche tra le arti, attraversando i principali generi e movimenti della storia del cinema, dalla Nouvelle Vague al New American Cinema. Nell’arco di una carriera che ha coperto quasi mezzo secolo, Akerman ha prodotto cortometraggi sperimentali, essay film, documentari, musical, adattamenti cinematografici, commedie brillanti e opere ispirate ad altre forme artistiche come la danza, la scultura e la musica.

L’intero corpus delle opere di Akerman, figlia di ebrei polacchi sopravvissuti ad Auschwitz, è permeato da quello che lei stessa ha definito un “esprit de contradiction”: caos e ordine, realtà e finzione, parole e immagini, interni e interiorità, presenze e assenze, confinamento e viaggio, identità e memoria, autobiografia e narrazione collettiva si giustappongono in un’incessante tensione dialettica.

Decomponendo il suo lungometraggio D’Est (1993) e dislocandolo, per la prima volta nel 1995, attraverso ventiquattro monitor nello spazio del Walker Art Center, Chantal Akerman è stata una delle prime filmmaker a percorrere la traiettoria che unisce la black box della sala cinematografica al withe cube dello spazio museale. Tanto nei suoi film quanto nelle sue installazioni, i grandi nodi dell’identità femminile, dell’esilio, della deterritorializzazione, del nomadismo e della frontiera si intrecciano in un instancabile processo di articolazione e ri-articolazione del tempo e dello spazio filmico.

Dal suo cortometraggio d’esordio Saute ma Ville (1968) alla sua ultima opera No Home Movie (2015) – consacrato dal New York Times come il miglior film dell’anno – la retrospettiva ripercorrerà i momenti salienti del viaggio che, dai quais di Bruxelles alle camere degli hotel di New York, dagli appartamenti di Parigi alle stazioni di Colonia, dalle strade innevate di Mosca ai campi di cotone del Texas, dalle distese desertiche al confine tra Arizona e Messico ai terrazzi di Tel Aviv, ha portato le immagini nomadi di Chantal Akerman a rivoluzionare la pratica filmica e il rapporto con lo spettatore. Uno spettatore che, fin dai suoi esordi, la regista ha voluto libero, attivo e consapevole.

Presentati nelle versioni recentamente restaurate dalla Cinémathèque Royale de Belgique, molti film sono stati sottotitolati in italiano per la prima volta. La retrospettiva ha inagurato con un talk e con una performance della musicista franco-americana Sonia Wieder-Atherton, che ha reso omaggio alla regista suonando il violoncello in dialogo con Saute ma ville

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In alto: Un fotogramma tratto da

Je tu il elle (Chantal Akerman, 1974). Courtesy of the Cinémathèque royale de Belgique.

In basso: MAXXI | Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma.
© Iwan Baan.

Paragonabile per la forza e l'originalità a Godard o Fassbinder, Chantal Akerman è la più importante regista europea della sua generazione.

— Jim Hoberman

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