Stan Brakhage

The Dante Quartet

Museo San Pietro, Colle di Val d’Elsa

A distanza di quindici anni dalla sua scomparsa, il leggendario pioniere del New American Cinema Stan Brakhage (Kansas City, 1933 – Victoria, 2003) continua a distinguersi come uno degli artisti più influenti nella storia del cinema d’avanguardia.

In occasione della mostra Savia non fui. Dante & Sapìa tra Letteratura e Arte, il Museo San Pietro gli ha reso omaggio con l’installazione della sua opera sperimentale The Dante Quartet (1987) ispirata alla Divina Commedia.

Prodotto finale di una fascinazione per il testo dantesco che ha accompagnato Brakhage per tutta la vita, The Dante Quartet può essere considerato una trasfigurazione cinematografica dell’Espressionismo Astratto. Ogni fotogramma è stato dipinto a mano a più strati su una pellicola di grande formato (70 mm), successivamente ri-fotografata e ridotta a 35 e 16 mm. Il risultato è un incantevole turbinio di quadri astratti in movimento, il cui dinamismo cromatico sembra portare alla vita le tele di Jackson Pollock. Brakhage condensa la grandezza dell’opera dantesca in questa rappresentazione “interiorizzata” divisa in quattro parti, intitolate rispettivamente Hell Itself, Hell Spit Flexion, Purgation, e Existence is song.

Nello spazio del museo, le visioni “ipnagogiche” di Brakhage hanno dialogato con le rappresentazioni del Purgatorio dantesco del grande incisore francese Gustave Doré, ​del pittore modenese Adeodato Malatesta, dello scultore senese Fulvio Corsini e dell’artista romano Emilio Ambron, autore di uno straordinario ciclo nel palazzo Chigi Saracini di Siena.

A sinistra: Dante e Virgilio incontrano Sapìa tra gli invidiosi, incisione di Gustave Doré (1832-1883).

A destra: Un fotogramma dipinto a mano tratto da The Dante Quartet (Stan Brakhage, 1967).

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